Per coloro che scelgono la Via difficile e poi scoprono che ne è valsa la pena.

venerdì, settembre 10, 2004

Perdetelo!/Non perdetelo!




Il film da perdere assolutamente è il diuretico The Terminal.
Si è addormentato persino il protagonista!

Segue la recensione di Homer, che ringrazio.

Quando Kafka parla d’amore

Presentato anche con un certo clamore alla 61esima mostra del cinema di Venezia, il film di Steven Spielberg The Terminal è una pellicola che ha il raro potere di deludere quasi tutte le aspettative che possono nascere da un’opera di questo regista e con questi attori.
Tratto da una storia vera (nella realtà ambientata a Parigi), il film narra la vicenda di un uomo che, all’atterraggio all’aeroporto di New York, incappa in una serie di problemi burocratici tra visti di soggiorno e passaporti e, per una falla del sistema, si trova ad essere confinato in un terminal dell’aeroporto, senza possibilità di uscire legalmente da quella zona franca.
Per tutto il primo tempo la vicenda si snoda tra una serie di gag in sequenza, più o meno riuscite, nel tentativo di descrivere la kafkiana situazione nella quale è incappato suo malgrado il povero protagonista: ma il film finisce per avvolgersi su se stesso, senza un vero e proprio sbocco narrativo, prigioniero dei tentativi di rendere umoristicamente l’assurdo modus vivendi cui il personaggio interpretato da Tom Hanks rimane incastrato.
Solo nella seconda parte la trama si velocizza lievemente, grazie a qualche variazione: l’immancabile e scontato colpo di fulmine tra i negozi del terminal, che vede la frenetica assistente di volo (Catherine Zeta-Jones) innamorarsi dello strambo (finto) “viaggiatore”, è il colpo di coda finale, l’estremo tentativo di rianimare una trama per sua natura claustrofobia, deviandola dal binario dell’umoristico a quello del sentimentale.
Neanche stavolta, poi, il cinema americano riesce a scrollarsi di dosso la necessità endemica di eroicizzare ogni protagonista: e così si deve assistere alle ridicole scene che mostrano l’uomo del terminal diventare idolo e beniamino di ogni dipendente dell’aeroporto. Farà forse parte di questa deriva anche la sottilissima e assai velata critica al sistema, incarnato dai menefreghisti e arrivisti responsabili della sicurezza, l’altra faccia del ligio e sensibile protagonista.
Assolutamente privo di colpi di scena e deficitario anche di una colonna sonora di rilievo, The Terminal non verrà certo ricordato tra i capolavori del suo regista. Tra le note positive, vanno però ricordate la prova pur sempre notevole (anche se non indimenticabile) di Tom Hanks e quelle più che dignitose di diversi attori non protagonisti, capaci di suscitare riso e simpatia. Lodabile e condivisibile, poi, la scelta di non indugiare troppo nel finale (anche se è forse il momento più poetico e intenso del film), permettendo alla pellicola, nonostante le 2 ore e un quarto di durata, di fluire senza eccessiva pesantezza.

Il film da non perdere è Battle Royale, domani sera a Piazza Vittorio (ore 23.00).

See you, guys! ;-)

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